Ehi, dico a te! Mi hai sentito?

 

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Ehi dico a te! Mi hai sentito?

Ah, eccoti. Non ho ascoltato una sola parola di quello che hai detto, ma ho sentito chiaramente che hai voglia di dirmi qualcosa che, evidentemente, ritieni importante.

 

 

Dopo l’articolo sulla differenza tra due sinonimi non-sinonimi (vedi Ricordare e Rammentare sono sinonimi ma anche no) eccone altri due. Sentire e Udire.

Ho subito pensato che la differenza fosse più evidente rispetto a ricordare e rammentare, perché in effetti si avvertono differenze su più livelli di lettura anche ad un occhio/orecchio linguisticamente meno meticoloso.

Sen-tire lo usiamo comunemente per una gamma di sen-sazioni che possono anche non essere di pertinenza dell’orecchio.

Ci viene subito alla mente qualche espressione: sento freddo, mi sento stanco, sento le tue mani su di me (da Ramazzotti, forse), mi sento felice, mi sento forte, sento dire…, stammi a sentire, eccetera.

Poi, ho fatto una ricerca su Wordreference, un sito molto usato di traduzioni da e verso varie lingue. Nel blog, qualcuno di lingua spagnola (suppongo) ha fatto la mia domanda ad un pubblico italofono. Ecco lo scambio:

  • bisson74_ Saluti a tutti:
    Potrebbero spiegarmi la differenza tra udire, sentire e ascoltare?
    Vi riengrazio.
    Ciao

 

  • ermannoitaly_Ciao,  posso risponderti con un proverbio: “Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire.”Nella realtà il sordo non ode in alcun modo ovvero ode in maniera assai flebile.
    Nel proverbio “il sordo” ode perfettamente, ma in questo caso non è affetto da sordità.
    Detto di chi non ascolta nessuno e nessun consiglio.
    Chi non vuol sentire è possibile che abbia udito, (anche) ascoltato, sentito, ma è decisamente risoluto a non prendere in considerazione alcunché di quello che ha sentito, ascoltato o udito.

Ora,

non so se l’ispanofono bisson74 ha capito la risposta di ermannoitaly, ma di certo è una bella risposta, no?

Sentire qui ci spiega bene che non significa udire parole con le orecchie ma più che altro percepire, comprendere ad un livello più sottile.

Quando un adulto arrabbiato dice minaccioso ad un altro –Mi hai sentito???

E’ evidente che non si sta solo preoccupando di sapere se il ragazzo di fronte a sé ha ascoltato con le orecchie le parole che questi gli ha rivelato con ardore,

ma è più un chiedergli:

hai percepito la scarica di serotonina dovuta alla mia incazzatura?” oppure

hai visto la mia vena giugulare quanto è diventata grossa?”

Sentire fa riferimento a un senso che non è l’udito. Udire è meccanico. Abbiamo le orecchie, e possiamo udire. Se diventiamo sordi, ci può essere dato un apparecchio che aiuti l’udito. Le orecchie non sono altro che un meccanismo atto a ricevere suoni. Udire è semplicissimo.

Per sentire bisogna attivare altri strumenti. Inutile dire che per la maggior parte del tempo, nella vita quotidiana facciamo “orecchie da mercante” per comodità e anche per incapacità ad essere sinceri e vincenti allo stesso tempo. Sentire non è sempre facile e saper sentire non è robetta da niente.

Spesso udiamo, siamo attenti, ascoltiamo e sentiamo quanto ci viene detto. A volte invece, per paura di sentire, non ascoltiamo più. Altre volte la paura è talmente profonda che non udiamo neanche più.

 

…che la sordità sia un’incapacità di sentire senza paura?

 

 

 

 

 

 

 

Libertà_avanti tutti!

Tempo fa su un libro ho letto: “[…] tali individui sfrutteranno al meglio il proprio destino mostrando le proprie emozioni nell’espressione artistica, nella ceramica, nell’arte pittorica, nello spettacolo, e così via, ma questo tipo realizzazione richiede un alto grado di libertà personale”.

Ho letto e ho chiuso. Poi mi sono chiesta cosa significasse, …perché per vivere la propria vita in modo artistico ci vuole libertà, anzi un ALTO grado di libertà?

Ho scoperto che per esprimere le proprie emozioni ci vuole coraggio. E per mostrarle come opera d’arte…beh, altro che coraggio. E per stabilire una cifra e vendere le proprie opere con dignità …ne vogliamo parlare? Bisogna essere degli eroi. Ma perché LIBERTA’?

Ho scoperto che Paganini, o le rock star moderne non erano libere. Erano schiavi delle proprie emozioni, dei treni che gli passavano per il cervello, del sesso, dell’alcool, del pubblico sudato che li adorava, ma non erano liberi. Erano spesso legati al ruolo che personificavano. Erano rock star sul palco e anche quando mangiavano, o quando facevano l’amore o quando stavano con la loro mamma. Non erano individui, erano rock star ed erano facilmente definibili da un dizionario. L’individuo è libero quando i condizionamenti esterni non lo legano, l’individuo diventa libero quando nemmeno le proprie emozioni lo legano. L’individuo libero è capace di scegliere cosa e quando pensare.

L’individuo libero sa esprimere, nelle canzoni per esempio, la propria emozione profonda e regalartela su un palco.

Quindi, ritornando alla frase che ha scaturito in me il desiderio di scrivere un articolo sulla Libertà:  “[…] realizzare una vita artistica, traducendo le proprie emozioni nell’arte richiede un alto grado di libertà personale”, cosa significa, cosa comprendo?

Comprendo che Libertà significa potersi esprimere senza avere paura, senza giudicarsi, senza restare invischiato, incagliato nei fumi – a volte tossici- delle tue stesse emozioni.

Giovanna, cosa cacchio stai dicendo?

Allora, vi è mai capitato di provare un’emozione forte? E per quanti minuti, ore, giorni o anni vi ha seguito quell’emozione?

La libertà è anche questo: saper provare un’emozione, eviscerarla, starci dentro, dipingerla o trascriverla e poi sgomberare la mente.

Distaccarsene… allontanarsene, lasciando quella realtà artistica ad altri che la faranno propria.

Saper stare nell’emozione, renderla Arte e lasciare che …semplicemente vada. Lasciar perdere giudizi, ricordi, immagini del passato, anticipazioni del futuro o inutili aspettative.

Quanti artisti stanno leggendo queste righe?

Forza, al lavoro! Liberatevi e illuminate il mondo con la vostra bellezza!tumblr_mc587x7axJ1qhgyl1o1_500

 

 

scrivere

Screen-Shot-2015-03-09-at-2_48_53-PM.png Scrivere e far fluire,

è lavare via le scorie

come fa l’acqua e limone,

scrivere è bello che sia come il mare, le onde che si piegano

l’une sull’altre.

Scrivere è un’opera d’arte,

che rende leggeri chi ne fruisce

fruscia, scroscia, riversa e si stende, s’impenna e si tende verso l’infinito e oltre,

così che alla fine

hai bell’e scritto una poesia

-che sembra un’eresia!-

ma dal cuore ti è nata

l’anima è fresca e rigenerata,

e la mente sorride, ne è grata.

 

 

I Cinque Tibetani

E’ un esercizio davvero semplice che parte da una micro serie di 3 movimenti per ciascuna asana che all’inizio prende solo 10 minuti in totale a dir tanto ma che aiuta notevolmente il corpo a svegliarsi e ricaricarsi. Farli la mattina come prima cosa appena svegli, rigenera e rende i pensieri più limpidi, le azioni più equilibrate.

Ogni settimana si aggiungono 2 movimenti per ciascuna asana:

prima settimana: 3-3-3-3-3

seconda settimana: 5-5-5-5-5

terza settimana: 7-7-7-7-7

fino a 21 movimenti ciascuno. Non chiedetevi ” e poi, dopo i 21?” perché mentre li fate, senza accorgervene, si aprono Mondi, e potreste trovarvi a iscrivervi a Muay Thai a metà del percorso o chissà cos’altro.

I cinque tibetani portano nelle nostre vite una dolce disciplina quotidiana, rafforza polsi e allunga i muscoli, aiuta la respirazione, attiva i chakra, e tutto questo anche se non “lo vediamo” ci fa un gran bene.

qui di seguito un articolo preso da http://wisesociety.it/salute-e-benessere/come-si-eseguono-i-cinque-tibetani/

“Ecco gli esercizi dei Cinque Tibetani, spiegati dall’esperta maestra yoga Silvia Salvarani e adatti a tutti. All’inizio, mentre si sta imparando, servono per eseguirli circa 20 minuti. In seguito ne bastano 10. L’importante però è sapere che il rito richiede costanza: va praticato ogni giorno, meglio se di mattina, a digiuno e a piedi nudi, appena alzati dal letto. Per completare il rituale, ogni esercizio va ripetuto 21 volte, ma il consiglio fondamentale è fare un numero di ripetizioni in base alle proprie possibilità, non necessariamente identiche per ciascun esercizio. Unica condizione é aumentare progressivamente il numero delle ripetizioni, senza tornare indietro.

Rotazione in senso orarioRotazione in senso orario

Primo Tibetano – La Ruota

In piedi, gambe leggermente divaricate, piedi paralleli, braccia lungo i fianchi.

Portate le braccia sulla linea delle spalle (formando con il corpo una croce), il palmo della mano sinistra rivolto verso l’alto; quello della mano destra verso il basso. Con gli occhi aperti fissate un punto davanti a voi, quindi iniziate a ruotare in senso orario, con i piedi ben saldi a terra, muovendoli di un quarto di cerchio alla volta ma restando sempre sul punto di partenza durante la rotazione. Il numero delle rotazioni dipende da voi perché è facile che le prime volte si possano avere vertigini e capogiri. In questi casi è meglio fermarsi. E, per ridurre il senso di vertigine, premere entrambe i pollici alla radice del naso, fra le sopracciglia, respirando lentamente. Quindi sdraiatevi a terra, supini e rilassatevi per qualche minuto, respirando profondamente con le mani appoggiate sull’ombelico. Solo in seguito, in base alla vostra reazione, potrete progressivamente aumentare il numero di rotazioni e la loro velocità.

I benefici: come la danza sufi dei dervisci, attiva tutti i sette chakra, o centri energetici, riarmonizzando le energie vitali. Il primo chakra, detto Muladhara, si trova alla base della colonna, tra il perineo e il coccige; il second, Swadhistana, è tra l’osso pubico e l’osso sacro; il terzo, Manipura, è posto in corrispondenza dell’ombelico; il quarto, Anahata, del cuore; il quinto, Vishuddi, alla base della gola; il sest, Ajna, o terzo occhi, si trova fra le sopracciglia; il settimo, Sahasrara, sulla sommità del capo.

Gambe ad angolo rettoGambe ad angolo retto

Secondo Tibetano – L’Angolo

Supini, collo e nuca allungati, braccia lungo i fianchi, palmi della mani a terra.

Espirando, sollevate le gambe ad angolo retto, tenendo i piedi a martello, contemporaneamente flettete in avanti la testa portando il mento verso il petto. Ispirando, tornate a terra con testa e gambe, distendendo le punte dei piedi.

I benefici: tonifica e rafforza i muscoli delle gambe e del collo; agisce positivamente sugli organi addominali e genitali. Attiva i primi 5 chakra.

Portate testa e spalle all’indietroPortate testa e spalle all’indietro

Terzo Tibetano – L’Arco

In ginocchio, in appoggio sugli avanpiedi, busto eretto, bacino sulla linea delle ginocchia.

Dita dei piedi ripiegate e appoggiate a terra. Mani appoggiate alla base dei glutei, spalle basse, gomiti all’indietro. Espirando, flettete la testa in avanti. Inspirando, portate testa e spalle all’indietro (attenzione a non portare il collo troppo all’indietro bensì verso l’alto), inarcando solo la parte superiore del busto, senza spostare in avanti il bacino, chiudendo bene le scapole e avvicinando i gomiti. Contraete i glutei senza spostare le ginocchia e le gambe che devono rimanere perpendicolari ai fianchi. Espirando flettete di nuovo la testa in avanti.

I benefici: allenta le tensioni di collo e schiena. Apre le vie respiratorie e regolarizza la funzionalità degli organi genitali. Attiva energeticamente 3°, 4°, 5° e 6° chakra.

Quarto Tibetano – Il Ponte

Seduti gambe distese in avanti, appena divaricate, busto ad angolo retto, piedi a martello con le punte verso il soffitto. Braccia lungo i fianchi, palmi della mani appoggiate a terra, in linea con le anche, punta delle dita in avanti. Inspirando e premendo mani e talloni a terra, portate in avanti il bacino, facendo perno sui talloni, e sollevatelo, in modo da formare un ponte. Tenete le braccia tese, i glutei contratti, i palmi delle mani e le piante dei piedi saldamente appoggiati a terra, flettendo la testa all’indietro. Espirando, tornate alla posizione di partenza, riabbassate il bacino e portatelo qualche centimetro più indietro della linea delle braccia, ritornando alla posizione iniziale.

I benefici: potenzia i muscoli di braccia, gambe e glutei. Apre la gabbia toracica, mobilizza le articolazioni delle spalle e delle anche, previene artrosi e osteoporosi. Attiva terzo, quarto e quinto chakra.

Quarto Tibetano – Il Ponte, mani e talloni a terraQuarto Tibetano – Il Ponte, mani e talloni a terra


Quinto Tibetano – La Montagna

Sollevate il bacino in altoSollevate il bacino in alto

In ginocchio, posizione di quadrupedia, appoggiate le mani a terra con la punta delle dita in avanti di qualche centimetro rispetto alla linea della spalle, busto perpendicolare al pavimento, dita dei piedi ripiegate. Espirando, sollevate il bacino in alto, facendo assumere al corpo una posizione a V rovesciata, tenendo le piante dei piedi il più possibile appoggiate al pavimento, mantenendo ben tese le gambe e le braccia. Inspirando, riabbassate il bacino senza portarlo fino al pavimento, contraendo fortemente i glutei e restando bene in appoggio sulle mani e sulle punte dei piedi, quindi inarcate busto e testa all’indietro. Espirando, risollevate il bacino in alto, come sopra. I due movimenti base devono essere il più possibile fluidi e continui.

I benefici:  rafforza i muscoli delle braccia, attiva pettorali e addominali, distende la muscolatura posteriore delle gambe e della schiena, tonifica gli organi addominali e intestinali. Facilita l’eliminazione delle tossine dal naso e dalla gola. Attiva tutti i chakra.

Vergognati, non sai cosa vuoi!

Vergogna e volontà sono unite. Il mio potere volitivo non può espandersi se io provo vergogna per ciò che sono e per ciò che la mia persona esprime. Se mi giudico e giudico ciò che ho intorno mi sto ingabbiando con la stessa gabbia che mi hanno proposto quando ho messo piede su questo bellissimo pianeta. Per un po’ ci è stata utile quella gabbietta, ma adesso basta… che ne pensate?

Riporto ancora una volta dei pezzi del Libro dei Chakra:

“La vergogna è il risultato di quasi ogni tipo di abuso che viene fatto sui bambini, che sia di autorità, di responsabilità inadatte alle età, trascuratezza, abbandono, violenza sessuale, emotiva e fisica, o criticismo eccessivo. Per il bambino che non è in grado di spiegare questi comportamenti in termini di incapacità genitoriale, l’unica conclusione che ne trae è che ad essere in colpa…è lui.

Aggressive parent

Il bambino conclude che in qualche modo è stata la causa della violenza e che la merita, che in qualche modo è cattivo e indegno di vero amore e giusta attenzione […]

Dunque la persona viene soggiogata dalla vergogna -da una coscienza che analizza e controlla nel tentativo di evitare atti spontanei causando una vergogna maggiore.

Talvolta affermazioni come “dovresti vergognarti!”, sono anche troppo diffuse. Una personalità bloccata dalla vergogna nasce dal non lodare i successi del bambino unitamente ad una eccessiva critica dei suoi fallimenti. Quante volte si sente dire ai propri figli “stupido”, “brutto”, “pazzo”, o “pigro”, […] e potrei aggiungere, oca integrale, oca giuliva, bombardata, stordita, svanita… chi più ne ha più ne metta. Alcuni nomiglioli col senno di poi sono divertentissimi.

A questo punto però è giusto dire anche che nel momento in cui io imparo a tirarmi fuori da quell’etichetta, assumendomi la responsabilità di chi sono, chi voglio essere e come, non spingo gli altri a chiamarmi in questo modo. Anzi, ho trasmesso loro la nuova immagine che mi piaceva di più. E ogni volta, questa immagine può cambiare. Sì perché spesso per coltivare il senso di vergogna o il vittimismo, “obblighiamo” sottilmente gli altri a farci sentire vittime. E così senza accorgercene, diventiamo vittime di noi stessi, con la complicità inconsapevole dell’altro.

Anodea Judith continua così:

“La vergogna fa collassare il Terzo Chakra impedendo l’evoluzione a sentimenti superiori. Questo restringe la cavità toracica, riduce la respirazione e costringe la gola. A causa di questo collasso la testa si trova fuori allineamento con il resto del corpo spostando dalla colonna centrale del corpo il VI e il VII Chakra (i centri energetici della testa che sviluppano percezione e comprensione). In tal modo i pensieri e le percezioni sono spesso fuori sintonia con la realtà del corpo. La mente può cercare di dominare il corpo al di là delle sue possibilità, ignorandone i messaggi di richiesta di cibo o di riposo, negando le necessità emotive e mantenendo al minimo l’intero sistema. […]

“Quando le emozioni vengono bloccate dalla vergogna, la loro energia è congelata, bloccando la piena interazione della mente e della volontà.

La Volontà è il mezzo attraverso cui creiamo il mondo che desideriamo.

…ma, se io sono stato abituato a vergognarmi di ciò che sento perché qualcun altro sapeva meglio di me di cosa avevo bisogno, come diamine farò a creare il mondo che desidero? Cercherò di farmelo dire da qualcuno, come è sempre stato: dai tarocchi, dal mio datore di lavoro, dal mio conto in banca, dai miei amici, dal mio partner, da mia madre, e così via.

Ma dov’è e soprattutto, COSA È la mia volontà?

Cosa mi fa alzare dal letto, la mattina? Il dovere? Il piacere? Che cosa?

Gli abusi hanno colpito lo svilupparsi della Volontà, dell’Autostima, della Responsabilità Personale e della Libertà Personale, alterandole efficacemente in forme irriconoscibili attraverso il dominio e la soppressione, il controllo e la violenza, il timore e la sottomissione.

Quasi nessuno di noi ha avuto la CIA in casa, per operare questi meccanismi è sufficiente che un bambino giochi nel parco e qualcuno di autorevole gli dica distrattamente: non correre che ti fai male.

A questo punto, sarebbe bellissimo vedere un bambino che si gira tranquillo, centrato, e dice,

Ma come mi faccio male… Cosa fai, me la gufi?

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E di bambini così, oggi ce ne sono sempre di più. Questo mi fa pensare che si sta interrompendo un ciclo, e una grande rivoluzione ha inizio.

Nel tentativo di far funzionare tutto nel modo migliore, molti genitori, consciamente o inconsciamente, spezzano la volontà del bambino. Gli viene imposta un’autorità assoluta -non viene incoraggiato a prendere delle decisioni autonome, non gli viene permesso di esprimere sentimenti o obiezioni, e viene ripreso se lo fa” […]

Non si permette a un’identità separata di emergere, non si verifica l’individuazione e il bambino cresce con l’incapacità di dare una direzione alla propria vita.

Ma tutto questo non è stato un errore, è stato necessario, e per molto tempo si è ritenuto che spezzare la volontà del bambino fosse una cosa giusta e appropriata.

Mi disobbedisci? Come ti permetti???? In castigo.

E allora il bambino sarebbe ganzo che oggi rispondesse,

Ma come in castigo, ancora? Belin ma sei un permalosone non ti si può dire niente.

Se non si spezza il cerchio, continueremo a creare persone che agiscono senza sentimenti, entusiasmo o un sano senso del proprio potere. Persone simili vengono in genere facilmente manipolate, controllate e cacciate nel regno oscuro del risentimento che cova, comportamento passivo-aggressivo, o improvvisi scoppi di violenza, poiché cercano di compensare il loro sminuito potere, vittimizzando altri. Copie perfette dei loro educatori.

Senza volontà, come è possibile resistere alle tentazioni delle dipendenze? Quando veniamo privati della possibilità di dire di no, veniamo privati della possibilità di avere controllo della nostra vita e dell’affermazione essenziale del sé.

L’elenco che segue, è tratto dalle regole della pedagogia di Alice Miller, ed era appropriata per i suoi tempi. Queste regole servivano a spezzare la volontà del bambino, in grassetto un immaginario bambino della nuova era che risponde:

1. Gli adulti sono i padroni (non i servitori!) del bambino dipendente.

I veri uomini e le vere donne sono prima di tutto Servitori, e io sono nato libero, non dipendente.

2. Come Dio, stabiliscono cosa è giusto e cosa è sbagliato.

Certo, se sono liberi, sono divini, e sapranno allora stabilire per se stessi cosa è giusto e cosa è sbagliato in senso ampio. Questo atteggiamento di giustizia e libertà, aiuterà me a fare lo stesso.

3. Quando i genitori si arrabbiano, è colpa del bambino.

Quando i genitori si arrabbiano significa che la loro personalità, il loro ego si sente in pericolo, e ciò dipende solo da sé stessi. Il bambino è lì solo per mostrargliela.

4. I genitori devono sempre essere spalleggiati.

Solo chi zoppica ha bisogno del bastone.

5. Le emozioni in cui il bambino afferma se stesso costituiscono una minaccia per il potere dell’adulto.

Le mie emozioni sono il naturale stato in cui la mia anima si fa strada. Se l’adulto ha Vero Potere, questo non sarà minimamente intaccato dalle mie emozioni, né da qualsiasi altra cosa.

6. La volontà del bambino deve essere spezzata al più presto possibile.

Perché vuoi spezzarmi? Hai paura di me?

7. Tutto questo deve verificarsi in un’età molto giovane di modo che il bambino non si renda conto e dunque non sia in grado di smascherare l’adulto.

Le nostre anime sanno già tutto molto prima che l’ego possa proferire parola. Dunque il bambino non ha bisogno di smascherare l’adulto, poiché sono invisibilmente già d’accordo su ogni cosa che avverrà.

Compassione e Devozione

“La grande compassione penetra fin nel midollo delle ossa. E’ il sostegno di tutti gli esseri viventi. Come l’amore di un genitore per il suo unico figlio, la tenerezza del compassionevole pervade ogni cosa.” Nagarjuna

“Compassione significa provare passione con. Nel secondo chakra abbiamo incontrato la passione nell’ambito delle emozioni, attraverso i desideri dell’anima che si spinge all’esterno per soddisfare le sue necessità. Ora, nel chakra del cuore, andiamo al di là di noi stessi ed ampliamo quella passione fino a includere la comprensione delle necessità di un altro. Quando l’ego si sente sicuro nella propria autonomia e potenza può poi arrendersi volontariamente all’altruismo.

La capacità di provare compassione per altri dipende innanzitutto dalla nostra personale capacità di essere in contatto con i nostri struggimenti e il nostro dolore. […] Il dolore ci apre a una più profonda comprensione degli altri ed espande il nostro essere limitato.

Purtroppo o per fortuna, chi lo sa, soltanto attraverso difficoltà e tribolazioni possiamo condividere la saggezza e la comprensione dal livello dolente delle emozioni.Assenza-di-compassione Dunque la compassione è lo squisito equilibriio dell’espressione dei chakra inferiori e superiori. La compassione ne rimane il centro e tuttavia è aperta e mantiene serenamente lo spazio per il cambiamento, offrendo tanto la stabilità di un contenitore che la libertà della liberazione.

Siamo portati a considerare la compassione come un atto di altruisimo. Questo atto di altruismo, nella sua luce brillante, crea spesso un’ombra più scura di dipendenza, risentimento e richieste, se non di estenuazione. La vera compassione è un atto che si muove con il sé, è ancorato al sé ed è in grado di rispondere al sé di un altro.

Compassione non significa che dobbiamo risolvere le cose. Spesso non ci riusciamo, ma piuttosto che allontanarci, possiamo offrire agli altri la nostra compassione. Con le coppie spesso accade che quando un partner vorrebbe compassione, l’altro la prende come una richiesta, se non addirittura un’accusa, per comportarsi diversamente.[…]

La Devozione, è un atto di amore altruistico e una resa cosciente a una forza che va oltre noi stessi. Nei molti rami dello yoga, è il sentiero del Bhakti Yoga, che viene praticato attraverso il servizio devozionale ad una divinità, o ad un maestro, […]

La devozione si prova anche verso l’amato, all’interno di una famiglia o per una causa o un progetto. La devozione fa sì che l’energia che si trova all’interno del sé fluisca oltre il sé.

(le immagine trovate su google alla parola <<devozione>>, sono imbarazzanti.)

Quando diventiamo genitori proviamo la devozione altruista verso il bambino appena nato. La devozione è un atto spirituale di resa, in cui l’ego viene dimenticato.

La devozione può anche tenerci lontani da un contatto cosciente con il sé, specialemente se non è stato ancora raggiunto lo stadio della coscienza riflessiva la cui base è l’ego. Ci può sembrare più facile essere diretti dalla volontà di un altro, piuttosto che farci strada nel labirinto delle nostre aspirazioni interiori. In questo caso la devozione svuota il terzo chakra, concentrato sull’ego, con l’effetto di un eccessivo traboccamento del quarto chakra.

A questo punto, se l’oggetto della nostra venerazone dovesse lasciarci o altro,ne saremmo devastati.

Per guarire, allora, dobbiamo riprendere il contatto con il sé che è in noi, considerandolo a buon diritto un aspetto del divino, con un gran bisogno di amore e di comprensione. ”

Temi legati al quarto chakra: amore, equilibrio, riflessione su se stessi, relazione, intimità, anima/animus, Eros/Thanatos,dolore, compassione, devozione

Tratto da Il libro dei Chakra di Anodea Judith

Una pietra che sto usando al momento sul Quarto Chakra e che sento molto forte è l‘amazzonite, insieme alla pietra di luna. L’invito è a incuriosirsi di queste splendidi aiutanti naturali e provare a sentire quali e cosa hanno da dirci.

amazzonite IV e V chakra

News 24: Trovata cura per l’Altruismo.

Recenti scoperte hanno evidenziato che la malattia dell’altruismo può essere curata. Segue intervista al Dottor Stradivarius.

  • Dottore, conferma che l’altruismo, malattia degenerativa, molto diffusa soprattutto nei paesi cattolici ma non solo, può essere guarita? Cosa può dirci a riguardo?
  • L’altruismo è ad oggi una malattia vera e propria, anche se molti non la considerano tale. Ricordiamoci che in origine l’altruismo era stato pensato per avvicinare le persone in periodi di crisi, quando le persone sembravano totalmente chiuse in se stesse, l’altruismo era stato utile come antidoto massiccio all’introversione (verso l’interno) che era sfociata nella chiusura psicofisica e nella depressione. Poche gocce di estroversione (verso l’esterno) erano servite a smuovere gli animi, e a coltivare quella che  è stata chiamata solidarietà ma non solo, avevamo registrato anche un picco di indice della gioia. Questo ci ha permesso di andare avanti con la somministrazione del farmaco Altruismo 1028. Abbiamo scoperto che l’altruismo funzionava meglio con il Sacrificio e abbiamo somministrato questi due  composti chimici insieme, prevalentemente tramite le telenovelas, ma no solo. E’ stato un programma medico-farmaceutico utilizzato con l’intento di creare unione tra i popoli, ma ad oggi questo ingrediente non funziona più e dobbiamo ammetterlo.
  • Perché ritiene che questo programma non funzioni più?
  • Perché abbiamo verificato al microscopio che l’indice di Gioia non è più direttamente proporzionale all’indice di Altruismo, né a quello del Sacrificio. I tempi sono cambiati e dobbiamo ammettere che ciò che è stato utile in passato, oggi non dà gli stessi risultati.
  • Perché ritiene ci siano resistenze, nell’ammettere l’espirazione del programma?
  • Beh, i cambiamenti sono sempre complessi da assumere perché implicano un dispendio di energie molto alto, sebbene alla lunga sia meno alto rispetto a quello che si utilizzerebbe per mantenere un programma ormai in disuso. Senza contare che il rallentamento al cambiamento è stato anch’esso parte del programma altruismo-sacrificio, poiché nell’ottica di far avvicinare le persone, bisognava rallentarle, altrimenti il loro desiderio di scoperta, li avrebbe dispersi e non ci sarebbero state evoluzioni nel contatto prolungato all’interno della specie umana. Per intenderci, le famiglie numerose degli anni 50 sono state un ottimo risultato ottenuto con questo programma.
  • Quali sono ad oggi le formule più adatte al nuovo tipo di società?
  • Bisogna anzitutto chiarire che quando si abusa di un farmaco -e per abuso intendo usarlo quando non serve- questo appesantisce l’organismo, e non ne favorisce lo sviluppo in modo corretto. L’Altruismo ormai è arrivato a questo stadio, non serve più a nulla, sentite come si pronuncia, ALTRUUHISMO, è faticoso, si sente anche nella parola, ormai. Perché l’indice di Gioia, che abbiamo stabilito con potenti microscopi aerei, viene raggiunto piuttosto con la Consapevolezza del Sé. Abbiamo creduto per molto tempo che la Gioia potesse essere ottenuta attraverso il servizio all’altro, ma dalle nuove ricerche abbiamo scoperto che non è così.
  • Può spiegarci meglio?
  • Il Programma ha coinvolto mass media, religioni, status familiari, in modo tale che ciascuno potesse sentirsi utile e appagato nel Servizio all’altro, ma recenti studi scientifici hanno rivelato che, in realtà, l’Altro non esiste. Di fatto il nostro occhio è stato programmato per vedere una realtà divisa da noi per permetterci di interagire “meglio” con essa. Un effetto ottico geniale per aiutarci a muoverci meglio nello spazio.
  • Un esempio?
  • Pensiamo ad una mela. Posso provare maggiore soddisfazione se la voglio mangiare e la vedo separata da me, giusto? Io sono qui e la mela è lassù, sull’albero. Il mio sforzo per raggiungere la mela mi darà la misura proporzionale della mia soddisfazione nell’averla raggiunta e quindi nel mangiarla. se io avessi coscienza di essere la mela, non avrei più voglia di mangiarla, nevvero? Più sforzo, più fatica, uguale più soddisfazione. L’altruismo funzionava allo stesso modo. Più mi sacrifico a te, e più la mia soddisfazione sarà alta. Ma ad oggi, come dicevo, questo non ha più senso. E’ stato provato che non esiste differenza reale a livello particellare, molecolare e quindi energetico-emotivo tra me e la mela. Non esiste alcuna differenza tra me e te, tra me e mia madre, tra te e mia madre, tra me e il mio partner, tra me e le balene.
  • Sembra un concetto molto romantico.
  • Sembra infatti, ma il sentimentalismo qui non c’entra, figliolo, questa è Fisica. Non c’è alcuna differenza, ripeto, molecolare-particellare-spaziotemporale-emotiva-energetica-echipiùnehapiùnemetta- tra me e lei, signor giornalista. In pratica, io sono qui a spiegare queste cose a me stesso.
  • Per tornare all’Altruismo?
  • Per tornare all’Altruismo, va da sé che non esiste nessun Altro- a cui fare riferimento-, poiché Tutto è da riportare al nostro personale spettro visivo di coscienza. Perciò la formula Altruismo= Gioia, non funziona più. Anzi, l’altruismo ormai porta ad una fuga da sé stessi e ad una prigionia di sé stessi e dell’altro. Ci allontana dalla gioia, abbiamo studiato casi che adottano l’altruismo in dosi abbondanti e che si allontanano esponenzialmente dal fattore gioia. Abbiamo valutato che nel 99% dei casi, l’altruismo porta segnali biochimici quali: depressione, insoddisfazione, inconsapevolezza, frustrazione, rabbia. Abbiamo scoperto che questo atteggiamento è legato a condizionamenti atavici, quali: se aiuto lui, mi riservo un posto in paradiso, se aiuto lui sono bravo, se aiuto lui sono una persona impeccabile, e così dicendo. Quindi maggiore altruismo crea maggiori informazioni algoritmiche di questo tipo ma non producono il fattore gioia.
  • Quale ritenete sia, la cura?
  • La cura all’altruismo è banalmente smettere di altruizzarsi, ignorando le richieste di aiuto, poiché funzionali sol oa mantenere in vita il modello standard dell’Altruisimo. La cura, ancora in via di sperimentazione è prendersi cura di sé stessi, del proprio spettro visivo, di ciò che vede e sente ciascuno dentro sé stesso. Non è volgersi all’esterno, ma volgersi in prima istanza a se stessi, a ciò che desideriamo e di ciò che sentiamo di aver bisogno. La Cura è un atteggiamento non più altrui-istico ma sé-istico, se vogliamo. Il che è diverso da ego-istico. Osservazione e realizzazione del proprio Sé. Abbiamo verificato che i soggetti che sviluppano un’alta soddisfazione di sé stessi, realizzando i propri desideri e scegliendo di alzare la qualità dei propri pensieri, apporta un grande livello di Gioia dentro e intorno a sé, aiutando così i cosiddetti “altri”, che sono poi parti di sé. In pratica, se io porto sorrisi dentro di me e nei miei occhi, vedrò sorrisi al di fuori, perciò madri, padri, amici, balene e mele “sorridenti”.
  • Grazie al Dottor Stradivarius, da NEWS 24 È tutto.

Trovo lo Sciamanesimo Hawaiano in un sogno

Qualche mese fa ho fatto un sogno degno di nota.
Ero insieme ad altre persone in una stanza che potremmo definire “aula computer”. Guardando bene, notai che ciascuno era interconnesso al proprio computer, che a ben vedere era una specie di alieno-polpo. Il fatto curioso però era che ciascuno stava osservando la propria vita lì dentro a quei computer. Ognuno aveva scelto la propria vita, ovvero aveva scelto il film preferito da vedere. Qualcuno amava i film d’amore e stava vedendo un film d’amore in bianco e nero, di quelli struggenti, e stava lì davanti allo schermo a piangere, ripetendo con il labiale le battute di Lei. Qualcun altro guardava un film di fantascienza, io stavo guardando un cartone animato.
Se fosse davvero così, avrei risposto a due quesiti:
il primo mi dice che ognuno ha scelto la propria vita, non importa quanto a te sembri sbagliato perché tu lo vedi sempre piangere… a lui piace.
Secondo punto, in caso non gli piacesse più piangere, può cambiare canale.
In tutto ciò, poco tempo fa scopro che i Kahuna ritengono che la vita sia un sogno collettivo, dove ognuno segue il proprio singolo sogno, che per alcuni tratti coincide con quello degli altri. Pertanto, dicono, se la vita è un
sogno, possiamo cambiarlo, cambiando il nostro pensiero.
Quindi tutto ciò che abbiamo assunto come verità nel passato, possiamo scegliere ORA di scioglierlo, e vedere l’esistenza di altre possibilità. Una grande implicazione del primo Principio di tale filosofia, è che tutti i sistemi sono arbitrari.
Se si assume come presupposto che tutto è sogno, allora tutti i significati sono inventati e la verità assoluta è qualsiasi cosa ognuno decida che sia.
Il significato delle esperienze dipende dalla nostra interpretazione o dalla decisione di accettare per buone le interpretazioni di qualcun altro. Pertanto tutti i sistemi presi come riferimento per stabilire le regole della vita sono arbitrari.
Ma siccome è impossibile fare esperienza senza un modello di riferimento, ognuno è libero di scegliersi quello che ritiene più valido…
…ognuno si scelga il film che vuole..

sogno o son desto, rivelazioni nella Veglia su whatsapp

  • Ciao cicci, come stai? Cosa fai? Dove lo fai? Con chi lo fai? Perché lo fai??! 😀
  • (nota vocale con voce quasi dall’aldilà) dormo…fino a tre secondi fa…sono cascata nel letto alle 4..ho fatto un sogno..e stavo con mia sorella…l’ho fatto spesso sto sogno..ho talmente tanta luce negli occhi che non riesco a vederla..continuo a strofinarmi gli occhi per cercare di metterla a fuoco…non riesco a vedere la strada..ho tutta sta luce negli occhi che..non vedevo niente.. ora vorrei tornare in quel sogno per….boh..magari smettere di strofinarmi gli occhi e vedere se riuscivo a vedere lo stesso… non lo so..comunque sento che c’ho proprio voglia di riposare…
  • (dopo 10 minuti sempre lei, sempre nota vocale, sempre addormentata col cellulare appoggiato sulla faccia)... e che quello che cerco di fare è sforzarmi di riuscire a sopportare..ad accogliere tutta quella luce lì….e non riesco a interpretarlo..però intanto te lo dico vocalmente così non lo scordo
  • (dopo altri 10 minuti, un goccino sempre più sveglia ma sempre voce stropicciata)..eheh..mi sa che ho capito..per un attimo ho visto ..hai presente vanilla sky? vabé come la maschera della mia mente che faceva no, no non capisco, non capisco.. ahah mi ha fatto troppo ridere..sembrava un film..allora tipo l’ho spostata e le ho detto shhh, stai zitta ora, e allora ho rivisto quel sogno, in cui in realtà c’era tanta luce nei mei occhi, nonostante questo volevo capire con la mente cosa mi stava dicendo mia sorella, vedere il divano, la cucina..e quindi quella luce mi infastidiva..e invece se lascio da parte la mente, in realtà capivo quello che mi stava dicendo..non riuscivo a vedere le cose ma in realtà…sì, era come se fossi cieca…però capivo.. eheh..ganzo. Insomma mi hai scritto di getto come sto e in questo modo ho potuto registrarmi questo sogno/momento. che figata. grazie
  • (nota vocale di lui)..senti, me ne tieni anche a me un po’ di quello che ti sei fatta? no perché nutro un po’ di invidia, sentendo la voce che ti ritrovi. Simpatico tutto ciò, il segnale è quello di chiudere gli occhi e guardare col terzo occhio, perché la luce agli occhi fisici dà noia perché il nostro corpo non è abituato a sopportare tale luce, mentre il tuo terzo occhio, il tuo sé superiore, la tua anima, chiamala un po’ come cacchio te pare, invece è abituato, perché lui è quella luce! La distrazione di voler tenere aperti gli occhi è data da un’esigenza del tuo corpo fisico che vuole vedere cosa succede e chi ti è vicino, nonostante si trattasse di tua sorella. Da come l’hai descritta sembra che tu ti sia messa ad osservarti mentre sogni.
  • L’hai descritto proprio bene, sì, mi piace! La prima interpretazione che ho dato quando mi sono svegliata invece è stata: stai studiando troppo, meditando troppo, tutte queste illuminazioni ti danno alla testa! Il tuo problema è che vuoi vedere le persone con troppa luce, la troppa luce ti impedisce di vedere le persone per quello che sono.
  • (lui) “La paura bussò alla porta, la speranza andò ad aprire: non c’era nessuno!” No, no no! continua a vedere luce e amore nelle persone anche se la realtà può essere diversa, tu riempi di luce e amore, sempre, sempre, sempre!
  • BELLO BELLO BELLO!!!!Cazzo ma è una rivelazione per me tutto ciò! La vocina nella mia testa diceva “vuoi vedere sempre tutto bello e rischi di non vedere la realtà!” Me lo sono sempre sentita dire, ed è quello che ho anche un po’ sempre temuto, “ecco giovi vedi solo tutto bello, svegliaaa il mondo non è tutto rosa e fiori! La realtà è un’altra, in che mondo vivi!” Cazzo, mi state dicendo che posso vedere tutto bello? ne ho la facoltà? non rischio niente? Non rischio di andare fuori di testa? o fuori dal mondo..? Ma poi è quello che dico sempre dappertutto e in cui fondamentalmente credo davvero, e cioè che la realtà è quella che tu crei! Quindi vuoi dirmi che io posso finalmente creare una realtà in cui tutti sono luce, tutto è meraviglioso, tutto è giocoso, tutto è una giostra? Posso vedere tutto bello senza avere paura di sbagliarmi o di essere ingannata, fregata...posso farlo… micidiale…… no vabbé….vegliando il mio sogno ho sradicato un condizionamento di chissà quante migliaia di eoni…

……..MICIDIALE 😀

…allora è fatta, il Bianconiglio posso continuare ad inseguirlo. Ora che anche la mente conscia lo sa, ci sballo sicuramente di più…..

……

…. TheMatrix